giovedì 27 settembre 2007

Porta a porta




Buona domenica, L'isola dei famosi o il Grande fratello si sa, sono trasmissioni spegni (e cuoci) cervello. In fondo è bello accendere la televisione e vedere che al mondo c'è anche chi sta messo peggio di noi. Quando però spuntano trasmissioni che si spacciano per giornalistiche, allora è il momento di fare un passo indietro.

Porta a porta è una di queste.
La ricetta è semplice: prendete un fatto importante avvenuto in Italia o nel mondo, qualcosa che sia in grado di scuotere gli animi e le coscenze delle persone, buttatelo nel cesso e poi tirate la catena.
A questo punto prendete il "giallo dell'estate" (massì, trasformiamo la sofferenza in un bel poliziesco) preferito dai telegiornali e costruiteci sopra una puntata.
Condite infine con Taormina, che tanto ormai è in omaggio con ogni omicidio, come la radiolina con Gente.
Per dare comunque una parvenza giornalistica al fattaccio, aggiungere a piacere plastici, planimetrie e profili per soddisfare la morbosità dei telespettatori (ce ne sono ancora?) e del conduttore.

Caro Bruno Vespa, perchè non rispolveri un pò di dignità e fai trasmissioni con temi come questo?
Magari invitando anche gli ospiti giusti una volta tanto. Chissà che così facendo un giorno qualcuno non ti scambi per un giornalista...



martedì 25 settembre 2007

Il collasso della viabilità


Le città italiane.. quante cose hanno visto: imperi, guerre, papi. C'è più storia nelle mura di un Piovarolo qualsiasi che in molte città del mondo. L'Italia è un Paese piccolo e stretto, eppure quelle poche centinaia di chilometri che separano le grandi città le hanno plasmate con stili e tradizioni differenti. Ma c'è una cosa che le accomuna: non sono state progettate per il traffico.


La foto che apre il post è presa dal National Geographic e mostra un quotidiano ingorgo a Bangkok. Vi sfido a trovare differenze con il traffico nostrano.
L'automobile è simbolo di un'era, quella del benessere e del trasporto individuale ed indubbiamente oggi è diventata indispensabile, basti pensare al trasporto merci ed ai servizi di pubblica utilità, come ambulanze, polizia, pompieri etc.
Ma serve davvero a tutti noi? Se guardiamo questi dati a mio avviso no.
Passiamo ore nel traffico, le città diventano rumorose e sporche, i palazzi neri ed intanto noi ci incazziamo ancor prima di arrivare sul posto di lavoro. Senza contare il viaggio di ritorno..
Tanto per cambiare il problema è statale. Concordo con Repubblica sul fatto che noi italiani sceglieremmo anche un servizio pubblico, se questo fosse efficiente. Ma su cosa dovremmo puntare? Gli autobus perennemente in ritardo (per colpa del traffico auto)? Le ferrovie, che guarda caso, sono in crisi? Intanto non sarebbe una brutta idea incentivare l'uso della bicicletta. Economica, ecologica, compatta e con l' "effetto collaterale" di migliorare il fisico.
C'è un piccolo dettaglio: mancano le piste ciclabili e dove presenti sono percorse anche dai motorini.

Immaginatevi questo scenario: le persone in salute e che fanno parte della percorrenza media 4Km e passeggero per auto 1,2 decidono di utilizzare la bici per spostarsi in città: il traffico cala drasticamente e gli autobus possono marciare in orario. Chi lascia la macchina in garage risparmia litri e litri di carburante in quantità avvertibile già a fine mese; non ultimo l'aria delle città migliora.
Rimarrebbe in auto chi arriva da lontano, chi lavora trasportando merce e pochi altri.

Anche la metropolitana sarebbe una bella idea, ottima anzi, ma nella mia città è una chimera, dato che il terreno è difficile e sembra un'uovo di Pasqua: se va bene ci trovi un'anfora, se va male i resti di qualcuno, con conseguente blocco dei lavori.
Dall'inaugurazione della prima tratta, nel 1990, ne sono state fatte altre 5 per un totale di ben 5.3Km di linea in 17 anni, 300 metri all'anno. Non male vero?

Ed io?
Personalmente ho da tempo scelto la moto come mezzo di spostamento, abbinato al treno/autobus dove possibile.
Dato che rientro nella categoria dei 4 chilometri non avrei problemi a muovermi in bici per andare al lavoro ma, chi è di Genova lo sa, percorrere l'Aurelia al mattino ed al pomeriggio in bicicletta è quasi un suicidio peggio che andare in moto. Una pista ciclabile sarebbe un ottimo incentivo, almeno per me.
Dell'auto (finché posso) ne farò a meno.

sabato 22 settembre 2007

Ma perchè noi no?



Perchè quando andiamo all'estero tutto sembra più bello?
Ma lo è davvero, oppure siamo noi che esageriamo?

L'estate appena passata ho fatto un viaggio in Danimarca, più precisamente a Copenhagen. Entrando nella zona portuale oltre alla famosa Sirenetta si può ammirare una schiera di generatori eolici, 20 per la precisione. Questi generatori spiega un depliant turistico locale, forniscono energia per 20.000 abitazioni ma sono niente in confronto al più grande impianto di Nysted ad un ora di navigazione in mare aperto: 72 turbine per 150.000 abitazioni fornite costantemente ed ecologicamente di energia.
Perchè invece qui siamo così attaccati al nostro carbone? Senza considerare la "nuova" alternativa: il nucleare? E tutto qui quello che le nostre menti riescono a concepire?
Una politica miope, come al solito
Non proprio in realtà: quando vengono proposte installazioni di questo tipo anche da noi, a volte sono i cittadini ad insorgere, oppure i sindaci locali per due motivi: l'impatto paesaggistico ed il rumore.
Obiezioni in parte sacrosante a mio avviso. Innanzi tutto qual'è il migliore impatto paesaggistico/ambientale? Una serie di girandole oppure una centrale a carbone? L'energia ci serve e da questo non si scappa, quindi se c'è l'opportunità di scegliere perchè non il male minore? Il rumore invece mi sembra una critica di chi un generatole eolico l'ha visto solo in fotografia. Fa più rumore il vento in sè, mentre quello delle pale è molto simile al sibilo che fa un bastone quando viene agitato velocemente; quindi a meno che non vengano costruiti davanti a Portofino oppure sui tetti di un abitazione è ben difficile essere infastiditi da questi oggetti.
Io che sono di Genova ho particolarmente a cuore questo tema e preferirei di gran lunga un impianto in alto mare come quello di Nysted, piuttosto che uno scempio come questo (foto: fortidigenova).

venerdì 21 settembre 2007

Ma perchè proprio le retroconsole?



Quando ti prende una mania è brutta. Quando si tratta di collezionismo lo è ancora di più. Se poi collezioni oggetti difficili da trovare la situazione si aggrava.


Il collezionismo si è manifestato in me sotto l'impulso di possedere tutte le console protagoniste dei decenni passati. Siccome sono anche un perfezionista, accidenti a me, non posso accontentarmi della vecchia Nintendo mezza rotta ed annerita dal tempo, ma deve essere il più perfetta possibile, rigorosamente nella sua scatola originale.
Capirete bene che il reperire in ottimo stato un oggetto che ha più di vent'anni e che è stato usato con buona probabilità da un bambino non è una cosa semplice.
Tutto è nato un bel pomeriggio mentre giocavo quel capolavoro di Chrono Trigger con un emulatore.
Voglio il Super Nintendo mi sono detto: ho sempre reputato quella macchina un pezzo di storia videoludica. Ma dove trovarla?
Certo non nei negozi, dal momento che è uscita di scena più di dieci anni fa. Dai privati solo vecchie console ammuffite o mezze rotte.
Fortunatamente ho scoperto le grandi possibilità offerte da eBay. È incredibile che cosa si può trovare in quel mercatino delle pulci globale!
Ed eccomi imbarcato nella ricerca del Super Nintendo che nella mia beata ingenuità pensavo di comprarlo con 20 o 30 €.
Col cavolo! Ho dovuto lottare (virtualmente, s'intende) per riuscire a mettere le grinfie su un'esemplare nuovo ed evitare trappole come chi facendo il furbo cercava di appiopparne uno per 999€(!).
Che emozione quando appena consegnato ho aperto la scatola! Tutto ancora nei sacchetti antistatici e con quell'odore di elettronica che tanto piace agli appassionati. Guardare quell'oggetto mi ha riportato ai bei tempi di 15 anni fa, quando in campagna mi ritrovavo con un mio amico la sera per l'immancabile partitone dopo una giornata trascorsa in giro a fare i cretini.
Ecco allora svelato l'arcano: quella macchina è il simbolo di un infanzia spensierata e felice, miseramente rinchiusa in soffitta dallo scorrere della vita.
E questo è stato solo l'inizio, purtroppo. Ora che ho il Super Nintendo, perchè non prendere il suo antenato? E perchè non prendere anche il Sega Megadrive che è il suo antagonista? Insomma ormai sono stato contagiato. Ogni console che trovo mi dico che è l'ultima, ma poi mi imbatto sempre nell'occasione da non perdere e sono punto e a capo!

Se anche voi siete interessati a questo tipo di collezionismo ho scritto una piccola guida su eBay tanto per fornire una breve storia di queste macchine ed un elenco di prezzi il più preciso possibile.
Buona fortuna! ;)

Anno Zero, oasi felice




Dopo pochi giorni dal mio primo post, in cui criticavo la pesante disinformazione di Tv e giornali, sono rimasto piacevolmente colpito dalla trasmissione Anno Zero.
Impossibile non notare lo spiccato orientamento pro-Grillo della serata, con la quasi totalità degli ospiti a favore ed un Travaglio in grande forma: più lo sento parlare e più lo stimo.
Dopo due settimane di distruzione mediatica di Grillo ci stà anche un' informazione di parte.
Santoro fa domande orientate sulla sostanza e lascia carta bianca agli ospiti per rispondere, anche se Polito a mio avviso è stato troppo penalizzato: oltre che ad essere l'unica voce fuori dal coro contro Travaglio-Guzzanti-Sartori veniva spesso ignorato o zittito da Santoro.
Forse anche il conduttore ha preso coraggio non solo dando voce a chi normalmente viene taciuto, non solo invitando i vigilanti a mettersi le diffide in saccoccia ma anche mostrando il V-Day nel suo splendore:
finalmente anche chi non ha accesso ad Internet ha potuto sapere i nomi dei condannati in parlamento, vedere con i propri occhi la terribile offesa a Biagi oppure osservare da vicino l'inaudita carica di violenza di chi vuole rompere i denti ai politici o scoprire come Rete4 occupi abusivamente le frequenze di Europa 7.

Come anche Sartori ha fatto notare Grillo in fondo ha fatto solo da portavoce di cose che già si sapevano, ma quello in cui è stato notevole è il fatto che abbia trovato una crepa nel muro di gomma eretto da queste macchine di potere che sono i partiti, che di fatto con l'abolizione della preferenza diretta hanno creato una scelta forzata nel cittadino: o questo o questo, cambia il nome ma la sostanza è la stessa.

giovedì 20 settembre 2007

Astronave italiana.. sono l'unico a non avere mai accostato queste due parole?



Se qualche anno fa qualcuno mi avesse detto che l'Italia da lì a poco avrebbe potuto avere un ruolo da protagonista nella corsa allo spazio mi sarei fatto una sonora risata.


Siamo all'inizio degli anni '80. Il mondo osserva stupito la nascita dello Space Shuttle, figlio della supremazia spaziale americana. Tutti pensarono che la chiave per l'universo fosse ormai dietro l'angolo..non proprio tutti in realtà.
C'è chi in quel di Roma ha sempre dubitato di questa supremazia. Già qualche anno prima dello Shuttle Emidio Laureti, un fisico con già all'attivo uno studio sulla fusione fredda, si accorse che l'attuale astronautica ben difficilmente avrebbe aperto all'uomo la strada delle stelle; per un semplice motivo: il sistema di propulsione.Data la complessità ed il consumo di un razzo, i costi di volo sono proibitivi per i singoli Stati, tanto è vero che i progetti spaziali europei sono copartecipazioni delle singole nazioni d'Europa. Non parliamo poi di raggiungere Marte o peggio i pianeti esterni perché oggi i costi sarebbero insostenibili anche per l'America, senza contare l'impossibilità pratica di utilizzare la combustione chimica per tali viaggi.
E' da allora che la NASA cerca disperatamente nuovi sistemi di propulsione con il suo BPP. Motori ad antimateria, ad antigravità, a bombe atomiche(!) e chi più ne ha.. Tutti accomunati dalla stessa costante: sono realizzabili quanto la macchina del tempo od il siero di lunga vita.
Laureti fonda l' ASPS ovvero l' Associazione per lo Sviluppo della Propulsione Spaziale, con in mente il solo obiettivo di creare un sistema di propulsione efficiente ed economico in grado di aprire davvero le porte dello spazio. Negli anni che seguirono Laureti scoprì delle nicchie poco approfondite nella fisica attraverso prototipi meccanici. Trovato ciò che faceva al caso suo lo scienziato proseguì i suoi studi passando all'elettronica.
Il sistema viene battezzato PNN, ovvero Propulsione Non Newtoniana quasi a sottolineare la marcata differenza dai sistemi di propulsione spaziale convenzionali.
I risultati sono incredibili: il prototipo elettrico si muove da solo utilizzando corrente elettrica e senza espellere prezioso carburante! Magia? No, elettromagnetismo.
Le simulazioni al computer lasciano senza parole: si parla della possibilità di far raggiungere ad un equipaggio umano Marte in 3 giorni contro i 2 anni dell'astronautica convenzionale a costi sensibilmente contenuti.Nel 2005 la svolta: un'ente privato, tale Marconi Dynamics (in realtà un nome di comodo per mantenere anonimo il reale investitore) assolda Laureti ed il suo team per proseguire gli studi e trasformare in un applicazione pratica questi risultati.
Ad oggi Laureti è ancora immerso nei suoi studi e gli aggiornamenti vengono comunicati con il contagocce.Si, perché come tutti gli studi di "frontiera" ci sono i sostenitori e gli scettici. Gli studi di Laureti non sono mai andati giù ai fisici tradizionali in quanto se dimostrassero che le teorie universalmente accettate hanno delle falle metterebbero in ridicolo tutti coloro che si definiscono esperti.

Certamente Laureti è un fisico del 3° millennio: per comunicare i suoi risultati, ma anche per trovare finanziatori, si è rivolto ai newsgroup. Qui è stato apostrofato come truffatore, ma anche difeso.Truffare un'azienda, specie se non si gode di popolarità equivale a giocare col fuoco. Dalla rete emerge che Laureti non ha mai cercato il singolo cittadino per reperire fondi ma piuttosto enti ed industrie, credendo nella sua scoperta a tal punto da rifiutare un contratto con l'Alenia.
Se siamo di fronte ad un imminente rivoluzione oppure ad un nulla di fatto è difficile dirlo. Personalmente sinchè i fatti non mi smentiranno, continuerò a crederci.

I want to believe direbbe qualcuno

mercoledì 19 settembre 2007

1984 - 23 anni dopo



Seguire la politica di questi giorni stimola la riflessione, quasi come il Brain Training del Dott. Kawashima.



Tempo fa lessi il racconto 1984, di George Orwell. Per chi non conosce il libro, riassumere la trama sarebbe riduttivo e molto dispersivo; diciamo solo che Orwell in questo libro è l'inventore del Grande Fratello e che con buona probabilità si starà rivoltando nella tomba nel vedere a che scempio di programma da il nome la sua creatura.
1984 è stato collocato nel genere distopia, ovvero l'esatto contrario dell'utopia. In quel mondo la volontà personale è annullata, la paura tenuta a livello costante da una perfetta guerra su misura e la propaganda politica convince il popolo che il Grande Fratello vuole loro bene.
Ecco, oggi mi sento come se fossi caduto tra le pagine di 1984. Peccato, perché avrei preferito cadere tra le pagine del Kamasutra.
Ma più della macchina mediatica, che col V-Day si è guastata con le proprie mani, mi preoccupa la seconda invenzione di Orwell: la neolingua.
Sempre nel romanzo, questa lingua è creata a tavolino dall'oligarchia del partito seguendo l'unica regola di ridurre i vocaboli eliminando quelli giudicati pericolosi per il sistema. In questo modo sarebbe stato impossibile per chiunque esprimere a parole idee "illegali".
Non sono un complottista e non credo per niente che ci sia un tentativo voluto per creare anche nella realtà questa lingua ma secondo me un impoverimento linguistico è in atto. Tralasciando il linguaggio da SMS che fortunatamente è confinato nel cyberspazio noto che nella realtà, spesso giovanile, c'è una carenza di vocaboli. Se la perdita della grammatica è triste da un punto di vista stilistico (ma però, ho senza h, a me mi, i giornalisti e gli intervistati che in TV raddoppiano le consonanti "alla romana" tipo abbile e aggile) la perdita dei vocaboli è a mio avviso preoccupante.
Se la TV pesca dai desideri del popolo e poi detta a questo stili mode e pensieri siamo di fronte al serpente che si morde la coda.
Di cosa si parla in TV? Per la maggior parte di calcio, segue la politica, il resto gossip. Che gli italiani non siano un popolo di lettori si sa da tempo. Unendo queste due considerazioni si ottiene che se una persona non sviluppa interessi alternativi alla televisione e quello che suggerisce, le sue conoscenze saranno limitate a quei campi con la conseguenza che quando dovrà o potrà parlare di qualcos'altro non avrà le competenze e le parole specifiche per sostenere una conversazione o per far evolvere le proprie opinioni.

Ovviamente non voglio fare di tutta l'erba un fascio mi ritengo in qualche modo superiore a qualcuno ed anzi spero di non aver dato questa impressione, semplicemente nel mio piccolo cerco di informarmi con internet e preferisco un buon libro alla quasi totalità di quello che oggi si trasmette in televisione.

martedì 18 settembre 2007

L'effetto domino nella rete






Avete presente quei circuiti creati col domino dove abbattendo il primo tassello si crea una razione a catena che si allarga a macchia d'olio?




Bene, è il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo la creazione online delle liste civiche da parte di Beppe Grillo.

Criticate da molti anche nel suo stesso blog. Descritte come una mossa prematura.

C'è una cosa della quale non tengono conto, cioè che Grillo ha capito due o tre cosine della rete.


Innanzi tutto il V-Day, nonostante ignorato dalla stampa in modo vergognoso nei mesi precedenti, ha tessuto la sua tela indisturbato nel web: 220.000 iscritti alla marcia virtuale, centinaia se non migliaia di collegamenti tra blog e altri siti web. Ecco l'effetto domino: pubblicando l'iniziativa sul blog subito altri siti l'hanno riportata e quindi anche chi non aveva mai puntato il browser sul sito del comico è venuto a conoscenza della manifestazione. Ora che Grillo ha visibilità sui media tradizionali le sue idee hanno raggiunto milioni di italiani. Questa moltitudine a sua volta avrà amici o parenti che saranno messi al corrente dell'iniziativa e così via. Non è assurdo pensare quindi che tra tutte queste persone almeno qualche migliaio (contiamo che ci sono già 50.000 persone impegnate nei Meetup, ovvero "il braccio" di Grillo) sia seriamente interessata a partecipare nelle liste civiche. Per come la vedo io Grillo ha lanciato il sasso e le onde ora si propagano nello stagno. O, per dirlo con parole sue, lui è stato solo il detonatore.

lunedì 17 settembre 2007

V-Day e l'informazione


Alcune riflessioni personali sul V-Day.
Mi piace Grillo, ha il potere di farti ridere dove invece ci sarebbe da piangere, anche se non condivido al 100% ciò che dice.
Ma il suo V-Day lo appoggio in pieno. I media ufficiali non hanno capito una mazza, o se l'hanno capita la ignorano sfacciatamente.
Antipolitica, demagogia e populismo..
Ecco come riassumere una settimana di TG e giornali.
Personalmente il Vaffa Day mi ha fatto notare quanto l'informazione in questo disgraziato Paese sia falsa e faziosa: tutta concentrata sull'espressività rude del comico, le proiezioni per un eventuale partito, il terribile insulto a Biagi e via di questo passo.
Ma io chiedo a voi giornali e telegiornali: ma queste tre leggi richieste da 330.000 persone, che poi sono il succo di questa manifestazione dove sono finite? Perchè non se ne discute un pò?
A me per esempio piacerebbe sapere cosa ne pensano i diretti interessati(che ovviamente i media evitano accuratamente di menzionare).
Se qualche eremita ancora non conoscesse nulla del V-Day ecco un breve riassunto:
8 Settembre 2007, in 250 città italiane ed estere (ma questo si evita accuratamente di specificarlo) sono state raccolte più di 330.000 firme per una proposta di legge popolare.
La soglia minima di firme necessarie affinchè il parlamento prenda in esame detta legge è di 50.000 firme.
Questa iniziativa si compone di 3 punti:
  1. Ineleggibilità al parlamento per i condannati in via definitiva
  2. Massimo di 2 legislature per ogni parlamentare
  3. Ripristino della preferenza diretta alle elezioni

Quello che non và giù, anche a molte persone "comuni" è il punto 2. Perchè non votare più di due volte uno che ci piace, chiedono. Io la interpretò così: perchè tenerci per 30,40 anni coloro che si sono rivelati incapaci?
Comunque per maggiore chiarezza posto il link al disegno di legge "ufficiale" dato che in mezzo a tutte queste chiacchere sulla forma si rischia di perdere la sostanza. Ognuno poi ne tragga le sue personali conclusioni.
P.S: per una volta voglio che appaia una foto di Grillo diversa da quelle dei media tradizionali dove appare sudato, incazzato, quasi indemoniato. Pensate che quando scende dal palco sa addirittura parlare normalmente!

Giù, nella Blogosfera




Chi l'avrebbe mai detto.. un blog.. io?

Massì, mi sono detto, proviamoci. Ed ora eccomi qua, al mio primo post!

Ancora non so cha rotta dare a questo blog. Random l'ho chiamato, casuale, come casuali saranno le idee, i commenti e le notizie che posterò qui.

Non aspettatevi un filo logico. Non c'è.

Ah, mi presento: mi chiamo Sergio ho 25 anni e vivo e lavoro in quel di Genova

Stasera vado di fretta, quindi ho giusto il tempo di pasticciare con questo nuovo (per me) strumento.

Alla prossima!
Anzi,

Alla prima!